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Manifesto dell’Imperfezionismo​​​​

Teorema Fornasari

​

Ultimo Movimento Artistico Umano

«La perfezione è chiusura dell’essere.
L’imperfezione è la sua apertura.»

Prologo Ontologico

L’Imperfezionismo non nasce: emerge.
Non si dichiara: si manifesta come necessità storica dell’umano nel punto esatto in cui l’umano rischia di dissolversi nella propria replica.

Ogni epoca ha venerato un idolo.
La nostra ha eletto la perfezione a simulacro: levigatezza algoritmica, simmetria calcolata, efficienza senza attrito.

Ma ciò che è perfetto è concluso.
E ciò che è concluso è morto.

L’imperfezione, invece, è la forma visibile del divenire.
È la cicatrice che testimonia il tempo.
È l’asimmetria che prova l’esistenza.

L’Imperfezionismo non è un’estetica:
è un’ontologia dell’incompiuto.

I. Metafisica della Frattura

L’imperfezionista abita la frattura come luogo generativo.
Non cerca armonia, ma tensione.
Non cerca equilibrio, ma vibrazione.

La crepa non è rottura: è soglia.
L’errore non è mancanza: è eccedenza di vita rispetto alla norma.

In un mondo che aspira all’ottimizzazione totale, l’imperfezionista reintroduce l’attrito come condizione della verità.
Poiché solo ciò che oppone resistenza esiste.

La perfezione è superficie.
L’imperfezione è profondità.

II. Alienazione come Metodo

L’artista imperfezionista si rende straniero al proprio tempo per poterlo vedere.
Pratica una dis-identificazione radicale.
Si osserva come altro, osserva il mondo come se fosse appena apparso.

Questo sguardo alieno non è fuga ma atto critico:
è la distanza necessaria alla coscienza.

Nel percepire il presente come tossico per i beni primordiali dell’anima, egli non invoca nostalgia né utopia:
invoca trasformazione.

La sua arte è atto di responsabilità ontologica.
Ogni opera è una domanda rivolta all’essere:
«Che cosa resta dell’umano quando tutto può essere replicato?»

III. Etica del Linguaggio

L’Imperfezionismo riconosce che il collasso dell’umano è preceduto dal collasso delle parole.

Quando il linguaggio si svuota, la realtà si impoverisce.
Quando i segni diventano marketing, l’esperienza diventa merce.

L’imperfezionista non si definisce artista, ma modificatore di linguaggio.
Interviene nel codice.
Scardina la sintassi dell’apparenza.
Restituisce peso specifico ai termini abusati.

La sua opera non è oggetto:
è atto semantico.

Non produce immagini:
produce spostamenti di senso.

IV. Coerenza come Forma Assoluta

L’opera non è separabile dalla vita.
L’estetica che non diventa etica è decorazione.

L’imperfezionista rifiuta la mercificazione non per moralismo, ma per coerenza ontologica:
ciò che nasce come atto di verità non può essere ridotto a merce senza perdere la propria densità.

Non aderisce a poteri né ideologie, perché ogni adesione incondizionata implica una riduzione.
Si pone come coscienza eccentrica, non per superiorità, ma per vigilanza.

Se oggi l’influenza è economica, egli ne rivendica una differente:
influenza come capacità di incidere sull’immaginario collettivo, non sul desiderio di consumo.

V. Antropologia dell’Errore

Nel tempo della generazione automatica, l’errore diventa l’ultima prova dell’umano.

La macchina replica pattern.
L’uomo devia.

E nella deviazione affiora l’anima.

L’errore è irripetibile perché è situato:
porta in sé il gesto, il tremore, la contingenza.
È firma involontaria dell’esistenza.

Correggere l’errore significa negare la traccia dell’essere.
Celebrarlo significa riconoscere che la verità non è simmetria, ma esposizione.

VI. Estetica dell’Incompiuto

L’opera non deve chiudersi.
La chiusura è illusione di dominio.

L’incompiuto è apertura temporale.
La sbavatura è memoria del processo.
La stratificazione è archivio del divenire.

L’Imperfezionismo assume il tempo come materiale primario.
Non produce oggetti: produce trasformazioni.

VII. Materia come Testimonianza

La materia non è supporto, ma co-autrice.

Metalli che ossidano, superfici che reagiscono alla luce, materiali di recupero:
ciò che muta è più vero di ciò che resta identico.

L’oro che si opacizza, l’argento che si altera, il rame che si ossida non sono difetti:
sono cronache chimiche dell’esistenza.

L’opera deve poter essere attraversata dallo sguardo e desiderata dal tatto.
La ruvidità è atto politico contro la levigatezza digitale.

Nel mondo dell’immagine immateriale, la materia è resistenza.

VIII. L’Ultimo Movimento Umano

L’Imperfezionismo si proclama ultimo non per arroganza, ma per consapevolezza liminale.

È l’ultimo movimento possibile prima che l’arte venga interamente delegata alla simulazione.

Non combatte la tecnologia:
la mette in crisi.

Non rifiuta la macchina:
le ricorda che non può sentire.

E ciò che non sente non può generare verità, ma solo configurazioni.

L’Imperfezionismo è dunque un presidio.
Un atto di veglia.
Una soglia.

Non celebra la mancanza, ma l’incompletezza come condizione strutturale dell’essere.

Poiché solo ciò che è incompleto può ancora trasformarsi.
E solo ciò che può trasformarsi è vivo.


 

​

Trattato sull’Imperfezione

Fondazione Ontologica dell’Imperfezionismo

Ultimo Movimento Artistico Umano

Assioma I — Dell’Essere come Incompiutezza


 

L’essere non è compiuto.

Se fosse compiuto, sarebbe chiuso.

Se fosse chiuso, sarebbe immobile.

Se fosse immobile, sarebbe morto.


 

L’imperfezione non è accidente dell’essere: è la sua condizione strutturale.


 

Ogni forma perfetta è una forma terminata.

Ogni forma terminata è sottratta al divenire.

Ciò che non diviene non vive.


 

L’Imperfezionismo afferma:

la vita è ontologicamente difettiva.

E in questo difetto risiede la sua potenza generativa.


 

Assioma II — Della Perfezione come Simulacro


 

La perfezione è un costrutto.

È l’astrazione dell’errore dal reale.

È la riduzione della complessità a schema.


 

Nel tempo presente, la perfezione è divenuta paradigma tecnico:

ottimizzazione, replicabilità, simmetria calcolabile.


 

Ma ciò che è interamente calcolabile è interamente prevedibile.

Ciò che è interamente prevedibile è privo di eccedenza.


 

L’umano è eccedenza.


 

L’Imperfezionismo si costituisce come critica radicale al paradigma della replicazione infinita.

Non contesta la tecnica: contesta la sua pretesa ontologica.


 

La macchina riproduce configurazioni.

L’essere umano produce scarti.


 

È nello scarto che emerge la singolarità.


 

Assioma III — Dell’Errore come Evento Ontologico


 

L’errore non è deviazione da una norma:

è evento di realtà.


 

Esso manifesta la contingenza dell’esistenza.

È la traccia dell’irriducibilità del vivente al modello.


 

Correggere l’errore significa subordinare il reale all’ideale.

Celebrarlo significa riconoscere che l’ideale è astrazione e il reale è esposizione.


 

L’errore è la firma involontaria dell’essere nel tempo.


 

Ogni opera che elimina integralmente l’errore elimina la testimonianza della propria genesi.


 

Assioma IV — Dell’Artista come Funzione Critica


 

L’artista imperfezionista non è produttore di oggetti.

È dispositivo di disvelamento.


 

La sua funzione non è decorativa né provocatoria:

è ontologicamente critica.


 

Egli si pone in stato di estraneità metodica rispetto al proprio tempo.

Questa alienazione non è fuga, ma condizione epistemica.


 

Solo chi si sottrae al flusso può osservarne la direzione.


 

L’artista non rappresenta il mondo:

lo mette in questione.


 

Non offre risposte:

destabilizza certezze.


 

Assioma V — Dell’Unità di Vita e Opera


 

Non esiste frattura legittima tra etica ed estetica.


 

Se l’opera afferma ciò che la vita nega, l’opera è simulazione.


 

L’Imperfezionismo esige coerenza ontologica:

la forma dell’esistenza deve essere congruente alla forma dell’opera.


 

La mercificazione totale dell’arte rappresenta la sua neutralizzazione simbolica.

Quando l’opera diventa pura merce, perde la capacità di incidere sul linguaggio collettivo.


 

L’imperfezionista non rifiuta lo scambio:

rifiuta la riduzione dell’opera a valore esclusivamente economico.


 

Assioma VI — Del Linguaggio come Campo di Battaglia


 

Ogni trasformazione reale è preceduta da una trasformazione semantica.


 

Quando il linguaggio si svuota, la realtà si contrae.

Quando le parole diventano involucro, il pensiero diventa superficie.


 

L’Imperfezionismo interviene sul codice.

Non si limita a produrre immagini: modifica le condizioni di leggibilità del reale.


 

Il termine “artista” è insufficiente.

L’imperfezionista è modificatore di linguaggio, poiché opera nella struttura simbolica che precede l’azione sociale.


 

Assioma VII — Della Materia come Resistenza


 

La materia non è supporto passivo, ma antagonista fertile.


 

Superfici ruvide, materiali di recupero, metalli soggetti a ossidazione:

ciò che muta testimonia il tempo.


 

L’opera imperfezionista non aspira all’eternità immobile, ma alla durata trasformativa.


 

L’ossidazione non è degrado:

è narrazione chimica.


 

La ruvidità non è difetto:

è opposizione alla sterilità digitale.


 

Nel regime dell’immagine immateriale, la materia è atto politico.


 

Assioma VIII — Dell’Incompiuto come Apertura


 

L’opera compiuta è chiusa.

L’opera incompiuta è porosa.


 

La porosità è condizione del dialogo.


 

L’Imperfezionismo rifiuta la totalità come illusione di dominio.

Ogni totalità è violenza sull’indeterminato.


 

L’incompiuto conserva la possibilità.

E la possibilità è la forma temporale della libertà.


 

Assioma IX — Dell’Ultimità


 

L’Imperfezionismo si definisce ultimo non per finalità cronologica, ma per consapevolezza liminare.


 

È il movimento che emerge nel punto in cui l’umano rischia la propria sostituzione simbolica.


 

Quando la produzione artistica diventa integralmente automatizzabile,

l’unica differenza non replicabile resta l’esperienza incarnata.


 

L’Imperfezionismo è custodia dell’esperienza incarnata.


 

Non combatte l’intelligenza artificiale.

La relativizza.


 

Ricorda che la simulazione non è esperienza.

Che la configurazione non è coscienza.

Che la perfezione algoritmica è priva di tremore.


 

E senza tremore non vi è presenza.


 

Conclusione — Dell’Imperfezione come Destino


 

L’Imperfezionismo non propone uno stile.

Propone una presa di posizione sull’essere.


 

Afferma che l’incompletezza non è limite da superare,

ma condizione da abitare.


 

Che la fragilità non è difetto,

ma apertura.


 

Che l’errore non è caduta,

ma emergenza del reale.


 

Finché esisterà una crepa,

esisterà un varco.


 

Finché esisterà un varco,

esisterà possibilità.


 

E finché esisterà possibilità,

l’umano non sarà concluso.

​

Teorema Fornasari

Nasce l’Imperfezionismo-Fondatrice Teorema Fornasari

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14.02.2026

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