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Teorema Fornasari
Universal Contact 

"Nel momento della creazione la magia è perdersi. Quando ci si smarrisce, i progetti lasciano il posto alle sorprese, ed è allora, ma solamente allora, che nasce l'opera d'arte." 
Teorema Fornasari


"Se il mondo e' vinto dalle persone senza scrupoli 
a tutti gli altri rimane intero universo "

Teorema Fornasari
alien -sense 
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Universal Contact rappresenta una fase di integrazione e trasformazione nella ricerca di Teorema Fornasari. Dopo avere utilizzato l’universo come dispositivo di dislocazione percettiva e critica in Alien Sense, l’artista abbandona progressivamente la necessità di costruire un altrove e sposta il centro della ricerca sul contatto. L’universo non viene più concepito come un luogo distante da immaginare, ma come una condizione relazionale da attivare nel presente. Universal Contact non si configura come una serie in senso tradizionale, ma come una postura artistica, una modalità di abitare il processo creativo nella quale l’opera nasce dall’apertura, dall'abbandono del controllo e dalla disponibilità all’imprevisto. Il contatto non è più soltanto un tema della ricerca: diventa una modalità operativa. Se Alien Sense costruiva una distanza necessaria per osservare l’umano da una prospettiva altra, Universal Contact modifica la posizione dell’artista. Non più distanza, non più dislocazione, ma relazione. La ricerca non costruisce più forme di vita alternative per interrogare il modello umano, ma porta nel presente la possibilità di una relazione non fondata sul dominio. L’universo perde progressivamente la propria funzione di metafora cosmologica e diventa spazio energetico condiviso. Il contatto, quindi, non viene rappresentato: viene praticato.

All’interno di Universal Contact, il concetto di contatto riguarda anche la natura stessa del processo creativo. L’esperienza della creazione non viene ricondotta dall’artista all’intuizione, alla magia o all’ispirazione. Queste definizioni presupporrebbero infatti un’origine riconoscibile, mentre ciò che accade nel processo creativo sembra emergere da una dimensione che sfugge al linguaggio e resiste a ogni tentativo di essere definita. Si apre una soglia nella quale il pensiero non guida più la mano, ma sembra seguirla. Il tempo perde continuità, l’identità sospende temporaneamente il proprio predominio e l’opera comincia a manifestarsi secondo una logica che non coincide interamente con la volontà cosciente. Forme e immagini sembrano precedere il gesto che le rende v isibili. La creazione assume così la forma di una condizione di ascolto e disponibilità, nella quale l’artista non si pone esclusivamente come origine dell’opera, ma come tramite della sua manifestazione.

È in questa soglia che prende forma il concetto di Universal Contact. Non un luogo. Non un’entità. Non una convinzione spirituale. Una condizione del processo creativo. Il termine identifica quello spazio nel quale il predominio dell’io si attenua e il processo creativo diventa relazione tra presenza, materia, gesto e qualcosa che precede la sua stessa definizione. La frase «Nel momento della creazione la magia è perdersi» assume quindi un valore metodologico: perdersi significa abbandonare la necessità di controllare completamente l’esito, permettendo all’opera di emergere attraverso il rapporto tra gesto, materia e presenza. L’opera non viene più progettata come una struttura completamente chiusa. Viene lasciata accadere.

In questo passaggio la ricerca raggiunge una fase di integrazione. L’artista non costruisce più universi alternativi e non utilizza più il dispositivo di dislocazione percettiva che aveva caratterizzato Alien Sense e Teoremino. Attiva invece un campo relazionale. La distanza critica di Alien Sense, la postura etica incarnata da Teoremino, l’attraversamento della fragilità e la progressiva assunzione dell’imperfezione confluiscono in una pratica nella quale l’arte non cerca più di compensare, spiegare o rappresentare. Connette. Il contatto universale non viene proposto come utopia o come immagine di un mondo ideale, ma come possibilità concreta che si manifesta nell’atto stesso della creazione. Se il mondo è vinto dalle persone senza scrupoli, l’universo non costituisce una fuga dalla realtà, ma lo spazio ancora disponibile alla relazione, alla coscienza e alla possibilità.

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IL NERO COME CAMPO La trasformazione concettuale della ricerca trova una precisa corrispondenza nel linguaggio visivo. Il fondo nero diventa una costante. Non è un nero drammatico, né un nero legato al lutto. È concepito come spazio cosmico, campo originario, silenzio e possibilità. Il nero non chiude la superficie. Accoglie. Diventa il campo nel quale il gesto può manifestarsi e nel quale gli altri elementi dell’opera acquistano la propria funzione. La scelta sistematica del nero consolida una coerenza iconica che attraversa la ricerca dell’artista, trasformando il fondo in una struttura portante dell’opera. Non più assenza, quindi, ma campo generativo.

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IL CERCHIO All’interno di questo sistema assume particolare rilievo il cerchio, elemento ricorrente nella ricerca di Teorema Fornasari. La forma circolare non viene utilizzata come soluzione decorativa né come semplice esercizio geometrico. È legata ai concetti di continuità, connessione, ciclo e ritorno. Quando la superficie non assume direttamente una forma circolare, il cerchio può comunque comparire all’interno della composizione, mantenendo una funzione costante e riconoscibile. Il cerchio non viene inteso come rappresentazione della perfezione geometrica. È piuttosto una forma di integrità e continuità. Non delimita. Amplifica.

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L’ORO COME MATERIA DELLA LUCE All’interno di questo sistema cromatico l’oro assume una funzione centrale. Non è ornamento, non è decorazione e non costituisce una semplice citazione della tradizione. Diventa materia della luce e elemento identitario della ricerca.La sperimentazione sul colore porta l’artista a ricercare una tonalità specifica attraverso un lavoro diretto sulla materia, fino alla realizzazione di un oro capace di modificare la propria percezione in rapporto alla luce naturale e artificiale. L’oro non è quindi un colore completamente stabile. È una materia viva, capace di vibrare e trasformare la percezione dello spazio nel quale l’opera viene collocata. La luce diventa parte dell’opera stessa. La superficie non si limita a riflettere l'ambiente: entra in relazione con esso. In questo senso anche la materia pittorica diventa relazioneIl gesto assume in Universal Contact una funzione primaria. Il lancio del nero sulla tela, l'inserimento dell'oro e la presenza del bianco costituiscono elementi di un processo diretto nel quale l’artista non illustra il cosmo, ma ne ricerca una possibile esperienza materiale. Il gesto non è illustrativo. Non è decorativo. È azione. La materia viene lasciata reagire, interrompere, sovrapporsi, manifestarsi. La triade cromatica assume così una precisa funzione all’interno della ricerca: Nero — campo Oro — poesia Bianco — connessione Non si tratta semplicemente di colori, ma di elementi di un sistema linguistico e percettivo. Il nero sostiene. L’oro rivela. Il bianco connette.

Con Universal Contact la ricerca compie quindi un ulteriore spostamento: dall’espansione alla presenza. Non più fuga. Non più costruzione di un altrove. Non più reazione. Presenza. L’opera non rappresenta più qualcosa che si trova fuori di essa, ma diventa essa stessa campo di relazione. Artista, gesto, materia, luce, spazio e osservatore partecipano a una stessa condizione. La relazione non viene descritta dall’opera. Accade nell’opera. In questa fase la ricerca raggiunge una formalizzazione nella quale estetica, etica e visione convergono all’interno di un unico sistema. Universal Contact sintetizza così alcuni dei passaggi fondamentali della ricerca precedente senza ripeterli: la distanza critica di Alien Sense, l’alterità di Teoremino, la dimensione della coscienza e l’esperienza della fragilità vengono trasformate in una pratica della presenzaL’universo non viene più cercato altrove. Viene attivato nel rapporto. Universal Contact non costituisce quindi una conclusione, ma una stabilizzazione evolutiva della ricerca: il punto nel quale l’artista non ha più bisogno di rappresentare il contatto perché il contatto diventa il principio stesso attraverso cui l’opera prende forma. E in questo passaggio il titolo acquista il suo significato più profondo: quando l’opera ti attraversa, l’artista non è più soltanto colui che la crea. Diventa il luogo attraverso il quale essa accade.

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